Cominciare dai fatti della storia

Scegliete una scena e chiedete che cosa accade: quali parole vengono pronunciate, chi è presente, che cosa cambia per il personaggio? Le schede di lettura richiedono il libro; i dossier e le brochure offrono invece scene già riprodotte. Controllate il formato prima della preparazione.

In Lilli è vittima di bullismo, l’albo permette di seguire le umiliazioni, i testimoni e la risposta degli adulti. La domanda non è se Lilli avrebbe dovuto reagire in modo perfetto. Si può cercare chi avrebbe potuto ascoltare e intervenire, senza trasformare il finale del racconto in una procedura da applicare automaticamente.

I bambini possono commentare i personaggi. Nessuno deve dichiarare davanti al gruppo di essere una vittima, un testimone o l’autore di un comportamento. Non fate recitare insulti contro un compagno per rendere la scena più realistica.

Collegare i diversi supporti a un obiettivo

La sequenza completa sul bullismo presenta più situazioni; la scheda alunno riprende alcune affermazioni; la brochure offre un percorso di conversazione per adulti e bambini; il poster mantiene visibili pochi messaggi. Non occorre usarli tutti nello stesso incontro.

Potete scegliere una domanda comune: «Quale adulto può aiutare questo personaggio, e come può essere raggiunto?» Dopo la lettura, preparate una risposta concreta per il vostro contesto: a chi rivolgersi a scuola, dove chiedere un colloquio e come farlo in modo riservato.

Le frasi del materiale sulla calma, sull’umorismo o sulla ricerca di altri amici non diventano condizioni per ricevere protezione. Un bambino che si blocca, piange o non riesce a parlare subito non è responsabile delle violenze che subisce.

Preparare anche il dialogo sugli schermi

Le risorse I pericoli di Internet e Lilli si fa ingannare su Internet partono da messaggi, immagini e decisioni dei personaggi. Alcuni strumenti del racconto appartengono a un periodo precedente, ma si può discutere una domanda attuale: che cosa fare quando un contenuto mette a disagio o quando non si comprende una richiesta?

Per completare una vignetta, bastano la reazione e una richiesta di aiuto. Non è necessario cercare o mostrare contenuti violenti, sessuali o umilianti. Una frase possibile è: «Ho visto qualcosa che mi ha fatto stare male; puoi aiutarmi a capire che cosa fare?»

L’adulto rende credibile questa possibilità evitando di iniziare con un rimprovero per il clic sbagliato. Le indicazioni tecniche e giuridiche dei vecchi PDF richiedono una verifica separata: l’attività di lettura non sostituisce una guida aggiornata alle piattaforme o al diritto.

Distinguere un disaccordo da una situazione di pericolo

Il poster No alla violenza può servire a immaginare una frase per un conflitto ordinario, quando le persone possono parlare in sicurezza. Non chiede al bambino minacciato di rimanere nella situazione per convincere l’altra persona a smettere.

Se emerge un fatto reale, spostate l’attenzione dalla scheda alla protezione. Ascoltate in modo riservato, prendete sul serio ciò che viene riferito e coinvolgete gli adulti responsabili. Evitate un confronto pubblico tra gli alunni o una riconciliazione imposta come conclusione della lezione.

Per preparare questi passaggi, il Dipartimento per le politiche della famiglia mette a disposizione la guida «Rompere il silenzio, vincere la paura». È un riferimento per gli adulti, distinto dai materiali narrativi Calligram.

Usare contatti italiani, senza trasferire quelli francesi

Il 114 Emergenza infanzia riguarda le situazioni di pericolo e di emergenza che coinvolgono bambini e adolescenti in Italia. Il servizio è gratuito e disponibile ogni giorno, a qualsiasi ora. Il numero indicato in una risorsa francese non va copiato automaticamente in una pagina italiana.

Per domande e difficoltà legate all’uso delle tecnologie digitali, Generazioni Connesse presenta la linea 1.96.96 e la chat di Telefono Azzurro. Scegliete il riferimento in base alla situazione e verificate le informazioni del servizio quando preparate un’affissione.

La lettura può concludersi con due elementi semplici: una frase per chiedere aiuto e il nome di un adulto raggiungibile. Il bambino non deve promettere di saper risolvere ogni problema; deve sapere che la conversazione può continuare anche dopo un errore, una paura o un silenzio.